Un palazzo nobiliare, il primo volo dal Sud Italia e una stele

Palermo e la sua storia sono così: si va per ricercare un particolare e si scopre un patrimonio di storie che spesso hanno dell’incredibile. Quella che mi trovo a scrivere e raccontarvi oggi parte da un magnifico palazzo nobiliare per finire a bordo del primo aereo mai staccatosi dalla Sicilia (e dal su Italia). Confesso che è una delle mie storie preferite…

Partiamo da Palazzo Scavuzzo-Trigona, meraviglioso edificio nobiliare che dal XVI secolo riempie con la sua mole Piazza della Rivoluzione destando stupore e ammirazione. Questo fu stato abitato e voluto dalla lunga e importante dinastia dei Trigona, di origine Sveva e giunta in Sicilia con Ermanno Trigona al seguito di Federico II di Svevia nel 1239.

Una delle ultime discendenti, Giovanna Trigona, sposò un uomo: Giuseppe “Beppe” Albanese. Sin da piccolo il nostro è attratto dal mondo dei motori, che tra fine ‘800 e inizi ‘900 stava muovendo i suoi primi ma febbrili passi, eleggendosi a nuova frontiera verso il futuro, tra tecnica, arte e costume. Ma in particolare è l’idea del volo aereo che lo affascina immensamente: attorno all’età di 12 anni seguiva i primissimi tentativi che si effettuavano all’interno del Parco della Favorita da parte di uomini coraggiosi su aerei costruiti in legno e tela, senza perdersene uno.

Beppe Albanese

Al tempo la cosa era particolarmente sentita in città, tanto che ai Quattro Canti di Campagna, l’attuale incrocio tra via Mariano Stabile e via Ruggero Settimo si trovava un alto traliccio sul quale sventolava talvolta una bandiera, utile ad informare la gente che si poteva volare in Favorita invitandola dunque a vedere il tentativo. Ma questi tentativi erano coordinati da un certo Vincenzo Florio, famoso imprenditore ed organizzatore appassionato di tutto ciò che era “veicolo”; un vero figlio della modernità.

Vincenzo Florio, desideroso certamente di ottenere il primato del primo volo spiccato dalla Sicilia e il sud Italia, fece arrivare dalla Francia (grande sperimentatrice dei primi voli aerei) un pregiato aereo Voisin facendolo trasportare in treno, smontato, per poi rimontarlo nei garage della sua dimora di Via Catania (ancora oggi esistente) così da trasferirlo successivamente al campo di volo per tentare il primato. Tutto ciò avverrà però all’interno di una manifestazione organizzata a puntino: una manifestazione aeronautica, precisamente la “Settimana Aviatoria di Mondello-Valdesi” (il primo meeting aviatorio del Mezzogiorno d’Italia, dal 1° al 7 maggio) che si inserisce nelle “Feste di Palermo”, una serie di festeggiamenti previsti per le celebrazioni dei primi cinquant’anni dell’Unità d’Italia, nel 1910. Va da sé come il palcoscenico per tale impresa diventi volutamente il più ampio possibile. Ma chi piloterà l’aereo? Tale Clemente Ravetto sarà il prescelto.

È un Conte originario di Grugliasco, in Piemonte che, dopo aver perso il suo patrimonio si rimbocca le maniche ricostruendosi una posizione ripartendo dal duro lavoro in fonderia fino a metter piede a Parigi dove s’inserirà nel settore della nascente industria delle costruzioni aeronautiche, e conseguendo il brevetto di pilota. Ed è qui che avviene l’incontro con Vincenzo Florio, nel 1909: arriva nella capitale francese con l’intento di acquistare un aereo recandosi proprio agli stabilimenti Voisin, ma ponendo una curiosa condizione: devono indicargli qualcuno molto abile che possa pilotarlo assumendolo. La richiesta è spiazzante, ma quanti nel 1909 e contanti alla mano, si recavano ad acquistare un aereo? Ravetto si fa avanti.

Clemente Ravetto

Fu così che si trasferisce a Palermo trovandosi non solo, grazie alle sue capacità, a pilotare un aereo, ma anche a gestire il prestigioso parco auto di casa Florio come autista e pilota, finanche i primi motoscafi da corsa detti “canotti automobili”.

È il 1° maggio del 1910, in migliaia, si recarono sull’allora spianata bonificata dalla malaria oggi spiaggia di Mondello-Valdesi, per assistere increduli al primo volo aereo arrivando a bordo di Carretti Siciliani, Omnibus, curiose carrozze con il marchio “Jentand” ma senza cavalli e a motore elettrico fino ai vaporetti da attraccare sul pontile di Santa Lucia spendendo al massimo una lira .Trepidante, col naso all’insù, curiosa di vedere i coraggiosi pionieri dell’aria cimentarsi a bordo di quelle macchine volanti che, al contrario di treni e automobili, non venivano considerate “invenzioni del demonio” ma un miracolo. Il campo di aviazione, le tribune e i palchi per il pubblico a Valdesi, il padiglione ristorante, Tutto era pronto, il campo volo, la sede del comitato organizzatore e della stampa, gli hangar per gli aerei, la tribuna della giuria e gli altri piloti aviatori, giunti a Palermo con il piroscafo «Entella» con i loro leggeri “apparecchi”: Kinet e Crochon con aerei Farman, Buson e Culing con aerei Blériot, Gambert con aereo Wright.

Clemente Ravetto si alzò in volo ad un’altezza di 40 metri “volando” per circa 200 metri per poi precipitare (senza danni fisici) dopo essersi impigliato nei fili telefonici. Nonostante l’epilogo il primato venne conquistato. Fu tanta l’emozione e lo stupore trasmesso ai tantissimi palermitani che vi assistettero che in città già circolavano cartoline illustrate recanti la scritta «Una volata a Palermo».

In seguito i primi problemi economici di Vincenzo Florio lo costrinsero a riorganizzare le sue attività ed il relativo personale, e no sentendosela di allontanare il suo amico Clemente, lo presentò al Sen. Giovanni Agnelli (il più importante fondatore della FIAT) che gli affidò la prima rete concessionaria del marchio per la Sicilia (Agrigento, Trapani e Palermo). Quello di Palermo è ancora esistente, in via Re Federico n°20, con ancora chiaramente leggibile l’insegna “FIAT” scolpita sulla facciata.

Beppe Albanese crebbe, iniziò a correre in auto, il padre Pietro (che costruì Villa Igiea) gli regalò una vettura Aquila Italiana. Ma le prime soddisfazioni le ottenne con una Bugatti T35: vinse per due anni consecutivi la Cronoscalata al Monte Pellegrino e partecipò anche ad una Targa Florio dove conobbe quello che sarebbe diventato un suo caro amico: Vincenzo Florio.

Ma il suo amore sono gli aerei, che lo porteranno a diventare Comandante dell’Aeronautica Militare, Presidente dell’Aeroclub di Palermo, fondatore dell’Aeroporto Militare di Boccadifalco e della Scuola per Piloti, nel 1933. Non dimenticherà mai quell’impresa che da piccolo lo ispirò, tanto da far erigere un monumento in Piazza Caboto, a Mondello, nella zona in cui avvenne quel primo volo: una stele marmorea che riporta in cima un globo alato.

Ecco cosa succede ad osservare Palermo.

Federico Signorelli

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: