Il “Monte Pellegrino”, meta delle…corse!

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Per i Palermitani il “Monte Pellegrino” è, oltre che un’icona naturale della città, principalmente il luogo del sacro, essendo casa della patrona Santa Rosalia. Da sempre meta di pellegrinaggio a ridosso delle grandi feste organizzate nel mese di luglio in occasione della sua ricorrenza.

Ma ci fu un momento nella storia cittadina in cui il Monte è stato protagonista di un altro tipo di pellegrinaggio, quello sportivo. Eh sì, perché su quei tornanti panoramici e percorsi spericolati si disputò per diversi anni la mitica corsa automobilistica in salita chiamata originariamente “Corsa del Monte Pellegrino”. Una storia che si intreccia con la costruzione della strada stessa e personaggi di spicco.

Nel Settecento le pendici del Monte diventarono, verso occidente il territorio ideale per la costruzione di Ville monumentali e tenute di caccia, mentre ad oriente per la nascita di borgate marinare e tonnare. Le pendici erano un buon riparo dal caldo estivo, di godere di paesaggi incontaminati tra mare e montagna e rappresentavano un luogo strategico per la fondazione di attività commerciali specifiche, periferiche ma abbastanza vicine al cuore della città.

A fine Ottocento la nuova classe dominante, quella borghesia sempre più “urbana”, sulla scia delle grandi città del continente europeo, cominciò a tentare di sfruttare il monte a fini utili proponendo la creazione di una stazione climatiche d’élite per villeggianti stabili e ospiti stranieri alla ricerca della vicinanza del mare, del clima collinare, del belvedere e con la vicinanza della città. Per questo venne interpellato l’architetto Giuseppe Damiani Almeyda (al tempo architetto comunale). Il tentativo cadde nel vuoto, ma un’altra iniziativa venne comunque intrapresa: la costruzione di una strada carrozzabile.

Nel 1886, su decisione del sindaco Ugo delle Favare, si dispose la costruzione della strada su progetto di Damiani Almeyda, ma i lavori iniziati nel 1905 furono più volte sospesi. Al tempo era presente solo il percorso tortuoso e a gradoni utile al pellegrinaggio verso il santuario della “Santuzza”. Nel 1908 il Real Commissario Gennaro Bladier decise di intervenire nel tentativo di sbloccare il progetto, ma fu un’altra illustre personalità cittadina e far ripartire davvero l’iniziativa: Vincenzo Florio. Con il suo “Comitato Panormitan”, attraverso il quale organizzava le grandi manifestazioni (specialmente sportive) che si svolgevano in città e non solo, ideò la “Coppa Monte Pellegrino”, una corsa automobilistica dura, pericolosa e in salita da disputarsi sul tratto di strada fino a quel momento realizzato (poco più di 4 km). Un’impresa per pochi, non solo per la durezza della corsa e la tecnica delle prime automobili del tempo, ma anche perché l’automobile nei primi anni del ‘900 erano in pochi a potersela permettere davvero. Tra i partecipanti, infatti, erano presenti alcuni nobili palermitani come il Conte Airoldi, il Marchese De Seta, il Barone Stabile, l’inglese Norman Olsen e lo stesso Florio che vincerà a bordo della sua De Dion Bouton con il tempo di 10’08”2. Purtroppo l’iniziativa non portò i risultati sperati, fino agli anni ’20 la corsa non si disputò più e gli stessi lavori di costruzione continuarono lenti con disarmante discontinuità.

Ma il 6 maggio del 1924, alla presenza di Benito Mussolini, avvenne l’inaugurazione della strada, con quei suoi caratteristici tornanti in pavé (per evitare alle auto di scivolare). Questa è l’occasione per Vincenzo Florio di riproporre la sua iniziativa sportiva che riparte il 14 settembre dello stesso anno, per successive cinque edizioni.

La base operativa era insediata nella residenza Florio di via Catania 2 (già sede del Comitato Panormitan) dove venivano effettuate le operazioni di “punzonatura” delle vetture, ovvero la tracciatura del numero a pennello sulle carrozzerie come riferimento del numero di partenza, per poi spostarsi al punto di partenza situato alle falde del monte con traguardo nel piazzale del Santuario (per un totale di circa 8 km e mezzo). Anche in questa nuova prima edizione Florio partecipò, vincendo clamorosamente un’altra volta! Ora a bordo di una Steyr con il tempo di record di 7’59”. 

L’anno successivo un’altra grande personalità palermitana vinse la gara (del quale vi ho parlato in un articolo precedente) ovvero Beppe Albanese su Bugatti, bissando il risultato anche l’anno dopo. Nel 1926 la corsa fu aperta anche alle moto, mentre nel 1928 la gara venne ribattezzata coerentemente “Salita al Monte Pellegrino”. La corsa subirà nuovamente uno stop, per ripartire nel 1937 in edizione notturna chiamata “Gara in notturna al Monte Pellegrino”, per poi fermarsi nuovamente anche a causa dei successivi venti di guerra.

Ma nel 1948 la corsa riprese, anche grazie all’accorta gestione dei fondi messi a disposizione dalla Regione Siciliana (800.000 lire) e agli organizzatori del famoso “Giro di Sicilia” (altra impresa organizzativa di Vincenzo Florio) il Principe Raimondo Lanza di Trabia ed il barone e pilota Stefano la Motta che vinse questa edizione della ripartenza sulla sua bianca Cisitalia 202 Spyder con il tempo di 6’50”. Una apprezzata novità fu la possibilità per il pubblico di recarsi nei punti più belli per ammirare la corsa grazie al servizio dei bus messi a disposizione dell’allora Saia (anni dopo Amat).

Uno dei momenti più alti della corsa è rappresentato dalla partecipazione del grande Tazio Nuvolari nel 1950 sulla sua Abarth Cisitalia 204A: quel 10 aprile era il giorno di Pasquetta, e sui cofani della sua barchetta argentata vennero dipinti un coniglio ed un uovo pasquale; sarà l’ultima ed indimenticabile vittoria (primo di classe) della sua straordinaria carriera. 

La popolarità della corsa, intanto andava aumentano sempre più richiamando grandi campioni come Umberto Maglioli, Luciano Musso, Maria Teresa de Filippis e Antonio Pucci; nel 1962 i concorrenti raggiunsero il numero di ben 117 iscritti! e su quelle strade si batterono le più famose auto sportive come Abarth, Ferrari, Maserati, Alfa Romeo, Lancia e Porsche. Senza contare le decine di piloti siciliani, e non.

Nel cuore di molti rimane la “prima” dell’idolo siciliano Nino Vaccarella, che nel ’58 a bordo di una Lancia Aurelia B20 si classificherà terzo in mezzo ai grandi, ma vincendo su Maserati 200 SI l’anno successivo infrangendo per primo il muro dei 100 km/h di media sul monte!

Seguirono anni di grandi sfide e passione, ma purtroppo la corsa chiuse negli anni ’70 e sotto diverse vesti riorganizzata e rievocata, segno che ancora oggi il Monte Pellegrino è certamente luogo di pellegrinaggio… ma tra “sacro e profano”.

Federico Signorelli

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