Chi ha fatto il Risorgimento?

Il Risorgimento è sicuramente uno dei periodi più cruciali della storia dell’Italia. Benché sembri lontano è stato vissuto da una generazione non così lontana dalla nostra, basta pensare a quando sono nati i nonni dei nostri nonni. Volete sapere se hanno partecipato?

Il Risorgimento in due minuti.

La Battaglia di Solferino e San Martino.

In piena seconda guerra di indipendenza, il 24 giugno 1859, gli eserciti del Regno di Sardegna e della Francia si oppongono all’esercito austriaco.

La battaglia è così imponente e terribile che lo svizzero Henri Dunant, testimone dei fatti decide di creare la Croce Rossa.

Chi sono stati gli uomini che hanno combattuto?

La Società Solferino e San Martino che gestisce vari siti legati al Risorgimento ha lanciato il progetto Torrelli, un progetto di catalogazione dei nomi, un vero e proprio recupero con la trascrizione digitale dei nomi di coloro che fecero la Storia d’Italia come lo definiscono giustamente sul loro sito con l’obiettivo di metterli a disposizione di tutti online.

Il progetto coinvolge ragazzi di alcuni licei interessati e permette agli studenti di partecipare attivamente alla ricerca storica e sentirsi attori della storia. Aggiungo che questo progetto può rientrare tra quelli dell’Alternanza Scuola-Lavoro anche in questi tempi pandemici. Se tra di voi c’è qualche insegnante che vuole partecipare con i suoi studenti, potete tranquillamente contattarli prima che tutti i lavori vengano assegnati.

Recentemente il progetto ha superato un grande passo e piuttosto che commentarlo, vi lascio leggere di seguito il comunicato della Società Solferino e San Martino.

Il Risorgimento on line da oggi può contare su mezzo milione di nomi

Un esercito di mezzo milione di combattenti del Risorgimento da oggi è on line grazie al Progetto Torelli.  Sono loro che fecero l’Italia: artiglieri, volontari, garibaldini, cavalleggeri, medici del Corpo Sanitario e molti altri. Dietro ogni nome, una storia. Dietro tante storie, la nostra Storia unitaria, fatta di tante battaglie per la libertà del nostro Paese. Un invito a non dimenticare i nostri avi che, armi in pugno, combatterono ben sette Campagne, di cui tre guerre per l’indipendenza italiana, dal 1848 al 1870.

Tra l’immane sofferenza della guerra, brillavano alti ideali e numerosi esempi di coraggio e di eroismo. Non dimenticarsi di loro significa tenere viva una memoria che ci rende onore, riaccendere un passato importante che può essere di insegnamento anche per il presente. Giovani erano coloro che oltre cento cinquant’anni fa lasciavano tutto e rischiavano ogni cosa per seguire la loro Armata; giovani sono coloro che si stanno dedicando a far rivivere il Risorgimento. Restituendo un nome, una storia, un’identità ai tanti loro predecessori che vollero fare l’Italia.

Chiamarli tutti all’appello sembrava, a novembre 2018, quando iniziò il Progetto Torelli, una vera e propria “missione impossibile”. Ma questo impossibile sta diventando sempre più reale grazie all’impegno di tanti volontari e studenti, coordinati da Bruno Borghi, Conservatore dei Musei di Solferino e San Martino.

Gli scrivani – Ad occuparsi delle trascrizioni dei registri manoscritti che custodiscono i nomi del Risorgimento,sono stati inizialmente “arruolati”gli studenti del Liceo Bagatta di Desenzano del Garda e dell’Istituto dei Rogazionisti, con la convenzione dell’Alternanza Scuola/Lavoro. Dopo di loro si è aggiunto l’Istituto Gonzaga di Castiglione delle Stiviere (MN) che ha continuato a partecipare al Progetto, insieme alle altre tre istituzioni scolastiche attualmente coinvolte: l’Accademia di Belle Arti di Firenze, l’Istituto Maserati di Voghera ed il Liceo Medi di Villafranca di Verona.  E con loro un drappello di insegnanti: da Anita Prati a Cristina Frulli, da Giulia Casali, a Marta Savino, da Emanuela Adaglio a Lucia Girelli.

Ci sono poi l’entusiasmo e la passione dei volontari: Flavio Bettini, Pietro Bianchetti, Carlo Biatta,  Silvia Calabria, Saverio Dibiase, Sabina Fadabini, Vincenzo Pavanello ed Irene Rizzo e dei soci: Lionello Ambrosi, Andrea Calebich, Filippo Vecchietti, Elisa Zanola ed altri ancora. Sono oltre un centinaio le persone coinvolte nel Progetto Torelli che verrà ultimato in anticipo sui tempi inizialmente previsti, alla fine del prossimo anno scolastico.

Il Covid ha ostacolato tante iniziative museali ma non questo Progetto: gli studenti, monitorati dagli insegnanti ed i volontari hanno potuto procedere alle trascrizioni dei nomi risorgimentali da casa, consentendo il raggiungimento di questo grande traguardo: 500 mila nomi del Risorgimento (su 680 mila totali) già on line.

La geografia delle digitalizzazioni – Erano già presenti nel database le province della Lombardia, del Veneto e dell’allora Regno di Sardegna. Da oggi si aggiungono quelle di: Forlì, L’Aquila, Roma, Ferrara, Piacenza, Ravenna, Grosseto, Parma, Perugia, Modena, Teramo, Arezzo, Macerata, Massa e Carrara, Livorno, Reggio Emilia, Ancona, Pisa, Ascoli Piceno, Siena, Pesaro e Urbino, Lucca, Bologna e Napoli.

Come i Mille di Garibaldi, il Progetto Torelli sta già sbarcando in Sicilia, con le ultime trascrizioni non ancora on line.

Importanti istituzioni nazionali hanno dato il loro sostegno a quest’impresa: le Civiche Raccolte storiche di Palazzo Moriggia di Milano, dove i registri a suo tempo predisposti dalla Società Solferino e San Martino con i nomi risorgimentali sono attualmente conservati, l’Accademia di Belle Arti di Firenze ed il Museo del Risorgimento di Bologna. Tanti studiosi, sia dall’Italia che dall’estero, scrivono ai Musei di Solferino e San Martino, ideatori del Progetto, per avere informazioni sui propri antenati o per svolgere ricerche storiche. Chiunque, in ogni parte del mondo, può collegarsi al sito internet https://www.solferinoesanmartino.it/progetto-torelli/ e cercare il proprio cognome per vedere se vi siano corrispondenze.

La Società Solferino e San Martino

L’ente morale capofila del Progetto Torelli nacque nel 1870 per volontà del Conte Luigi Torelli, colui che per primo sventolò sulle guglie del Duomo di Milano, durante le Cinque Giornate, il Tricolore. È presieduta oggi da Fausto Fondrieschi e si occupa della gestione e conservazione di due Torri, a Solferino ed a San Martino, due Musei, due Ossari e dei parchi dove queste realtà museali sono inserite. Scopo della Società è anche quello di mantenere vivi gli ideali ed i valori del Risorgimento, promuovendo iniziative volte alla conoscenza di quella fondamentale pagina della nostra storia.

I nomi del Risorgimento e la Torre di San Martino

Alla fine dell’Ottocento il Conte Luigi Torelli raccolse le migliaia di nomi di tutti i combattenti risorgimentali da ogni parte d’Italia; furono loro stessi e le loro famiglie che, con contributi volontari, finanziarono la costruzione della Torre di San Martino, “colonna traiana del Risorgimento” eretta a memoria di tutti coloro che presero parte alle battaglie per l’unità italiana. Quei nomi vennero poi trascritti in registri manoscritti da parte della Società Solferino e San Martino, successivamente conservati a Milano, presso l’Archivio del Museo del Risorgimento nel Fondo Solferino e San Martino. Dalle pagine manoscritte di quei volumi, fotografate e digitalizzate, i trascrittori procedono a compilare gli elenchi dei nomi risorgimentali che una volta caricati nel database, sono accessibili a tutti. Per ogni nome viene generato anche un elegante attestato, su modello di quello che all’epoca la Società Solferino e San Martino rilasciava ai reduci delle battaglie risorgimentali. Accanto al nome del soldato, quello del trascrittore, per simboleggiare un indissolubile legame tra gli studenti di oggi e le loro radici antiche.

Curiosità: quali nomi?

Dall’autore del libro Cuore, Edmondo De Amicis, che prese parte alla Battaglia di Custoza, al Ministro della Guerra Alfonso La Marmora, che contribuì forse più di ogni altro alla riorganizzazione dell’Esercito Sabaudo, con suo fratello Alessandro che fondò il Corpo dei Bersaglieri.

Tra i nomi troviamo  anche Pietro Wuhrer, creatore dell’omonima fabbrica della birra che combatté con i Volontari Italiani garibaldini, Enea Sperlari, che fondò l’azienda di torroni e che partecipò alla campagna del 1866 o Giuseppe Franchini, direttore dell’Ospedale dei Derelitti di Brescia e furiere nel Corpo dei Cacciatori Franchi.

Tanti anche gli orfani o i figli di padre ignoto che combatterono le guerre d’indipendenza, spesso con cognomi ricorrenti, come Degli Esposti o Esposito, perché esposti nei brefotrofi di tanti conventi ed ospedali italiani. I genitori sconosciuti in questi casi venivano indicati con N.N. (Nomen Nescio) o, specie nel sud, con A.G.P. (Ave Grazia Plena).

Ci sono anche nomi profondamente legati alla storia della Società Solferino e San Martino, come quello di Enrico Nestore Legnazzi, cospiratore, patriota, soldato e accademico, lavorò anche per l’Osservatorio astronomico di Padova.

C’è inoltre il garibaldino Ippolito Nievo, la cui morte è ancora circondata da un alone di mistero ed il tempestoso Nino Bixio che in gioventù, sempre a bordo di navi, rischiò anche di essere divorato dagli squali e venne anche venduto come schiavo. Fu schiavo e poi invece Capitano dei Bersaglieri anche Michele Amatore, ufficiale moro del nostro Risorgimento.

Tra i nomi del Risorgimento, anche il primo direttore del Metropolitan Museum of Art di New York, il Conte Luigi Palma di Cesnola che all’epoca della Battaglia di Novara era il più giovane ufficiale dell’Armata Sarda o il pittore soldato Telemaco Signorini.

Sono tanti coloro che, con la spada, la penna, il moschetto e l’ingegno diedero spesso la vita, altre volte la rischiarono, per quel sogno unitario che fu ed è ancora, l’Italia.

E un grande grazie a Mario Scaloni per averci messo in contatto.

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