Coprifuoco…

Purtroppo l’attualità rimanda vecchie mode al presente. Per il bene di tutti si obbliga l’isolamento, la quarantena, si parla di coprifuoco…

Definizioni

Prima di tutto vediamo qual è il significato di tutte queste parole.

Coprifuoco

coprifuòco (pop. coprifòco) s. m. [comp. di coprire e fuoco, sul modello del fr. couvre-feu]. – 1. Usanza medievale per cui, a una determinata ora della sera, gli abitanti di una città erano tenuti a coprire il fuoco con la cenere per evitare incendî; anche il segnale (suono di campane o altro) con cui s’intimava il coprifuoco. 2. Divieto straordinario di uscire durante le ore serali e notturne imposto dall’autorità per motivi di ordine pubblico, in situazioni di emergenza. Estens., scherz.: non vengo al pub, mia madre ha messo il coprifuoco.

http://www.treccani.it/vocabolario/coprifuoco/

Isolamento

iṡolaménto s. m. [der. di isolare]. – In genere, l’atto di isolare, e lo stato, la condizione di chi o di ciò che è isolato. 1. Riferito a persone: a. Provvedimento igienico con cui uno o più malati affetti da malattia infettiva e contagiosa vengono separati dai sani per tutta la durata di essa: mettere in i.; disporre l’i. di un paziente; reparto di i., padiglione di un ospedale in cui vengono ricoverati gli infermi per malattie contagiose.

(il resto della definizione, abbastanza lungo, non riguarda il caso attuale)

http://www.treccani.it/vocabolario/isolamento/

Quarantena

quarantèna s. f. [originariamente, forma veneta per quarantina]. – 1. ant. Periodo di quaranta giorni: indulgenza di sette anni e sette q.; anche, digiuno di quaranta giorni, fatto per penitenza. 2. Periodo di segregazione e di osservazione al quale vengono sottoposti persone, animali e cose ritenuti in grado di portare con sé o trattenere i germi di malattie infettive, spec. esotiche; così detto dalla durata originaria di quaranta giorni, che in passato si applicava rigorosamente soprattutto a chi (o a ciò che) proveniva per via di mare, in tempi moderni è stato ridotto a seconda delle varie malattie, in rapporto al relativo periodo d’incubazione e alle pratiche di disinfezione (ed è diventato quindi sinon. generico di contumacia, per cui si possono sentire espressioni quali: una q. di venti, di quindici, di otto giorni, ecc.); fare la q., osservare il prescritto periodo di contumacia; mettere, tenere in q., anche con il senso estens. di segregazione, isolamento. In usi fig., mettere, tenere in q. qualcuno o qualcosa, tenerlo lontano, in disparte, escluderlo per un dato periodo da una possibile attività o utilizzazione: tenere in q. un funzionario in attesa di promozione, un candidato alla presidenza, non dare per il momento corso alla sua promozione, alla sua nomina o elezione; mettere, tenere in q. una riforma, una pratica, una notizia, non darle immediata attuazione o pubblicità, in attesa di un momento più opportuno, di ulteriore esame e accertamento (si dice anche di merci o prodotti, per es. medicinali e materiale sanitario, che non hanno avuto ancora l’approvazione per essere messi in distribuzione o in vendita).

http://www.treccani.it/vocabolario/quarantena/

Storicamente

Coprifuoco

Il coprifuoco da francese couvre-feu è l’azione di coprire le fiamme. Durante il medioevo era necessario di fronte al timore del divampare degli incendi. Quindi si obbligava la popolazione a coprire i focolari con un pesante coperchio in ghisa affinché la potenza del fuoco sia diminuita e di fatto sminuire il rischio di incendio.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il coprifuoco aveva anche l’obiettivo di spegnere tutte le luci cittadine affinché i bombardamenti notturni avvenissero con maggiore difficoltà. Chi ha già preso un volo notturno o visto una foto aerea di una città di notte capisce subito che se tutto è acceso, i bombardieri non hanno nessuna difficoltà nel trovare gli obiettivi.
Visto dall’alto, di notte si nota facilmente la forma della città, le strade e le industrie.
Quasi più facilmente che di giorno.

Il coprifuoco è stato poco utilizzato in Italia. La Francia per esempio l’ha utilizzato due volte durante gli ultimi 70 anni: negli anni 50 durante la Guerre d’Algeria e nel 1985 e in Nuova Caledonia con le proteste contro il cambiamento di statuto di questo territorio francese nell’obiettivo di controllare meglio la popolazione in situazione di guerra.

Isolamento e Quarantena

La quarantena, in teoria dura quaranta giorni ma nei fatti viene adattata secondo il caso.
I 40 giorni erano dettati dal ritenuto periodo massimo di incubazione delle malattie. L’origine secondo alcuni risalirebbe ad Ippocrate che stimava che le malattie si dichiaravano in un lasso di tempo massimo di giorni e quindi se non si osservavano sintomi in quel periodo significava che l’individuo non era infettato. Altri ritengono che si riferisce al digiuno purificante di Gesù.
Spesso, le navi che trasportavano cibo, animali e persone per evitare di diffondere la malattia erano costrette a stare 40 giorni in isolamento e così se nessun caso di malattia a bordo era constatato, si poteva sbarcare.
L’isolamento del probabile contagio permetteva quindi di contenere epidemie. Fu largamente utilizzato durante le epidemie di peste, però in questo caso non era del tutto efficace perché il virus si diffondeva tramite i topi e le pulci che riuscivano tranquillamente a sopravvivere i quaranta giorni di isolamento.

Per alcuni la quarantena è una normale procedura. Gli astronauti prima di andare nello spazio e anche al loro ritorno sono obbligati ad un periodo di quarantena.
L’isolamento è stato particolarmente importante durante le missioni Apollo, non essendo ancora sicuro della sterilità del suolo lunare, si temuto un contagio degli astronauti al loro ritorno.
Ancora oggi, due settimane prima del lancio vengono isolati dal mondo esterno per evitare di portare malattie nello spazio che potrebbero mettere a rischio lo svolgimento della loro missione.

Non vorrei immaginare un contagio generale di gastroenterite a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

E non dimenticate #restoacasa

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