Avevo uno zio

Esistono zii che hanno attraversato il mondo un po’ più di 75 anni fa per venire a combattere in Europa. Sono tornati a casa loro oltre oceano con delle storie che non devono essere dimenticate.

Riporto qui sotto la traduzione del racconto di William Ablan pubblicato sul suo sito qualche settimana fa.

Avevo uno zio.

Niente di granché. Quasi tutti hanno avuto almeno uno zio, ma era sicuramente uno dei miei preferiti.

Lo zio Gilbert mi è sempre sembrato vecchio. Naturalmente quando sei un bambino, chiunque abbia più di vent’anni è vecchio. Ma ricordo che è sempre stato un po’ zoppo, e anni dopo si è fatto crescere il pizzetto, ha fumato la pipa e mi ha insegnato a giocare a scacchi. Ricordo anche che alla maturata età di 62 anni, tornò a scuola e ottenne il suo GED. [NDR: General Educational Development]

Ho sentito dire che ha ricevuto una piccola pensione dal governo, e che gli è stata assegnata la Purple Heart. Non ho mai visto la medaglia, cosa che posso ben capire data la storia.

Tutti dicevano che era pazzo. Che aveva sofferto la stanchezza da battaglia. Era un termine che si applicava a tutta una serie di persone, e che poteva significare qualsiasi cosa, da vigliacco a crollato a causa di quello che aveva vissuto. Aveva passato un po’ di tempo negli ospedali per veterani e, se la memoria non mi inganna, aveva avuto occasionali ricadute che lo avevano messo lì più di una volta.

Tutto questo è stato detto in termini sommessi. La pazzia non era qualcosa di cui si parlava apertamente, ma da dove vengo io, l’uomo era molto lontano da questo.

Abbattuto? Sì.

Folle? Assolutamente no!

Quello di cui soffriva oggi lo conosciamo come PTSD [NDR: disturbo da stress post-traumatico]. Quello che ha raccontato in questa storia significa che potrebbe esserci stato qualche danno cerebrale. Con la medicina di oggi potrebbe essere stato diagnosticato meglio, e il suo trattamento migliore.

Come minimo, avrebbe ricevuto un po’ più di rispetto.

Ricordo l’unica volta che ha parlato di quello che gli è successo.

L’invasione della Sicilia (nota anche come Operazione Husky) iniziò il 9 luglio 1943. Un mese dopo l’isola era sicura, e quando fu finita, Benito Mussolini, dittatore d’Italia, era stato rovesciato dal potere. Hitler dirottò le truppe destinate alla battaglia in Russia verso sud per sbarcare in Italia e tenere a bada gli americani e gli inglesi.

Ma sto correndo troppo. Mio zio è sbarcato a terra con la Terza Divisione di Fanteria.

Uno sguardo alla mappa della Sicilia mostra che è un luogo collinare. I difensori hanno sfruttato il terreno a loro vantaggio e hanno fatto combattere le truppe americane e britanniche per ogni metro quadrato dell’isola. Ben presto fu chiaro sia ai comandanti italiani che a quelli tedeschi che tenere l’isola era fuori questione. Quello che fecero invece fu un’evacuazione molto ordinata. Questo rese il loro fronte sempre più piccolo. Lo fecero usando mine, ostacoli e tutto ciò che avrebbe tenuto le Forze Alleate a distanza. L’idea era quella di infliggere quanti più danni possibili agli Alleati, mantenendo il più possibile intatta la loro potenza di combattimento per la lotta per l’Italia.

Questo non vuol dire che non abbiano combattuto. Hanno fatto un bel po’ di resistenza.

“Stavamo avanzando lungo una strada”, aveva detto mio zio. “I tedeschi ne avevano sotto occhio quasi ogni centimetro con i fucili, e ci avevano bombardato.”

“Davanti a noi c’erano le postazioni tedesche, e noi ci muovevamo verso di loro. Eravamo sotto il fuoco, spostandosi verso un cratere di bomba. Fuoco di nuovo, poi avanzare ancora. Non osavamo restare troppo a lungo nello stesso posto. Sarebbe stato semplice per uno dei loro cannoni girarsi indietro e sparare di nuovo. Il proiettile sarebbe potuto cadere proprio su di noi.

Eravamo in un unico cratere di bomba, usandolo come copertura temporanea e sparavamo da lì. Eravamo abbastanza vicini alle linee tedesche da poterle vedere non molto lontane. Mentre un’altra squadra sparava, noi stavamo in piedi e correvamo in avanti.

Ci eravamo appena preparati a correre in avanti, e quando il ragazzo accanto a me si è messo in piedi, una di quelle bombe a mano tedesche è arrivata volando in aria ed è atterrata nel buco di bomba.

Poi ero sdraiato nel buco. Non so per quanto tempo sono rimasto lì. A volte sembra solo un breve periodo di tempo. A volte mi sembra di essere stato lì per giorni. Non riuscivo a pensare. Non riuscivo a far funzionare il mio corpo. Me ne stavo lì sdraiato e in qualche modo andava bene. Guardavo il cielo e non potevo fare altro.

Mi sono reso conto che c’era qualcosa su di me. Quando finalmente sono riuscito ad alzare la testa, sentivo il dolore. Qualcuno morto giaceva su di me. I suoi occhi erano aperti e il sangue si stava seccando sul suo naso e sulla sua bocca. Sapevo chi era, ma allo stesso tempo era come se il suo nome fosse a un milione di chilometri di distanza e non riuscivo a ricordarlo.

Era tutto OK, l’ho lasciato lì sdraiato.

Non riuscivo nemmeno a sentire, e cominciavo a capire il perché. Una granata. Mi ricordai della granata. Ci stavamo preparando a correre in avanti quando arrivò nel buco. Deve essere esplosa.

Fu allora che sentii il dolore alle gambe. Le ho spostate, il che è stato un bene. Ci volle qualche minuto in più perché mi rendessi conto che i frammenti della granata mi avevano preso alle gambe.

Vidi un certo movimento e mi girai dolorosamente verso quello. Una coppia di soldati si precipitò nella buca dove ero sdraiato. Uno di loro mi guardò, disse qualcosa, ma non riuscii a sentirlo.

Mi hanno tolto il corpo di dosso, e ricordo che mi hanno tagliato i pantaloni e hanno cominciato a spruzzare sopra qualcosa. Doveva essere zolfo. Bruciava, e ricordo di essere svenuto”.

Quando mi sono svegliato di nuovo, ero in un ospedale da campo da qualche parte. Ricordo che riuscivo a sentire, ma qualsiasi cosa venisse detta mi sembrava lontana da me”. Ho dormito di nuovo.

Questa volta, quando mi sono svegliato, le parole e l’udito mi sono sembrati normali. Un medico mi disse che ero stato colpito alle gambe e che avrei zoppicato per il resto della mia vita a causa dei danni subiti.

Fu allora che scoprii di essere l’unico ad uscire vivo da quel buco. La granata era atterrata a diversi metri dal tizio che mi stava sopra. Il suo corpo ha assorbito gran parte dell’esplosione e dei frammenti, salvandomi.

Potete saperne di più sulle lesioni cerebrali traumatiche in combattimento seguendo questo link.

Will Ablan – https://williamablan.wordpress.com

Questi ragazzi che hanno attraversato il mondo sono ritornati a casa loro con delle ferite indelebili. Questi uomini meritano ogni giorno di non essere dimenticati.

Permettetemi un messaggio per William Ablan:

Thank you very much William for this story and for giving permission for its translation here.
If one day you want to go on the traces of your uncle in Sicily, I am ready to help you.

Kind greetings from Sicily.
Wil – Historia Palermo


Fonte: https://williamablan.wordpress.com/2020/09/15/veterans-stories-blown-up-in-sicily/

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